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Istituto Italiano per lo Sviluppo Rurale e l’Agriturismo (ISVRA)

 

Sviluppo rurale

 

 

Rispetto alle risorse finanziarie messe a disposizione, gli investimenti sullo sviluppo rurale previsti dall’Unione Europea sono stati poco fruttuosi in termini di risultati socioeconomici strutturali consolidati: si pensa soprattutto a spendere le somme stanziate, dedicando scarsa attenzione all’efficacia dei progetti. Questo emerge dall’analisi non solo dell’ISVRA, ma anche della Corte dei Conti dell’Unione Europea.

 

Se ne sono andati così un sacco di soldi dei contribuenti (per l’Italia, nel periodo 2007-2013, circa 18 miliardi di euro di cui metà stanziati dall’UE), ma non è cresciuta l’occupazione, non sono cresciute le economie locali, come avrebbero dovuto. In poche parole… si poteva fare di più e di meglio; si dovrà fare di più e di meglio.

 

Si tenga conto che per l’Italia le politiche di sviluppo rurale incidono su oltre il 90% del territorio nazionale e quasi il 60% della popolazione; hanno quindi un impatto molto importante sul complesso dell’economia nazionale; dovrebbero dunque essere una grande occasione di ammodernamento e di crescita.

 

In termini positivi, negli ultimi 10 anni, è diminuito l’impiego della chimica in agricoltura, si sono ripopolate molte zone rurali, è cresciuto il patrimonio forestale, si è diffuso l’agriturismo; ma sono andati costantemente avanti la sottrazione di suolo coltivabile, il degrado del paesaggio, il dissesto idrogeologico, il deficit informatico. L’occupazione segna il passo, così come il ricambio generazionale nella conduzione delle imprese.

 

Tutto questo è in linea col quadro generale dell’Italia: economia ferma da oltre vent’anni; pesanti handicap legati alla corruzione, al clientelismo, alla malavita organizzata e all’evasione fiscale; diffuse deficienze nel sistema dell’istruzione, della conoscenza, della competenza. In pratica, siamo un Paese che da tempo seleziona tendenzialmente mediocrità.

 

ISVRA aiuta a ripensare lo sviluppo rurale in chiave davvero efficace, selezionando investimenti che diano effetti significativi e di lungo periodo, promuovendo una diffusa cultura d’impresa, mettendo a sistema soluzioni già sperimentate con successo. La logica è di restituire primato alla progettualità, alla competenza, all’uso accorto del denaro pubblico e privato, emarginando definitivamente inerzie, rendite di posizione, burocrazia fine a se stessa, superficialità, improvvisazione.

 

 

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