Istituto Italiano per lo Sviluppo Rurale e l’Agriturismo (ISVRA)

 

Urbanistica rurale

TERRITORIO AGRICOLO E PIANIFICAZIONE URBANISTICA

 

La cultura urbanistica attribuiva alle Zone rurali la funzione di aree di “riserva” per l’espansione urbana. Certo, quando necessaria e prevista, non può che avvenire inevitabilmente, per buona parte all’esterno del perimetro edificato dei centri urbani e cioè in zona agricola  inedificata, oltre che, in verità raramente, attraverso il recupero e la riprogettazione di zone già urbanizzate.

Bacino di riserva, quindi, per la pianificazione urbanistica, ovvero terreno di predazione per lo sviluppo edilizio, spesso senza alcun criterio informatore per un sostenibile disegno/progetto di piano.

Una visione dominata dalla logica della sopravvalutazione della città nei confronti della campagna: sintomatico il ritardo con il quale si è prescritto l’obbligo di includere nei pian urbanistici le zone rurali.

Infatti si assiste ancora ad una sottovalutazione delle stesse da parte della disciplina urbanistica per problemi più legati a scelte contingenti di politica locale che ad una effettiva vocazione territoriale.

Di fatto le “Norme di Attuazione Urbanistica” relativa alle Zone Agricole sono tutte impostate sul principio del massimo controllo dell’attività costruttiva e dell’esclusiva finalizzazione di tale attività alle esigenze della produzione agricola.

Complesso di norme quasi sempre a senso unico, finalizzate ad una tutela solo formale dell’ambiente che spesso non consente neanche i minimi interventi di trasformazione richiesti dai residenti; strumento spesso inutilmente vincolistico, che, mentre non riesce a raggiungere l’obiettivo minimo di tutela dell’ambiente agricolo, penalizza ingiustamente chi in quell’ambiente vive ed opera ed è costretto a scegliere tra l’immobilismo e l’abusivismo.

Non vorremmo combattere contro i mulini a vento, ma ci rendiamo conto che lo sviluppo economico impone anche un diverso uso dei terreni agricoli  per l’affermarsi di nuove attività produttive e di servizio, come quella di agriturismo, nei termini di ricettività turistica e non solo, per intervenire in linea di tendenza che vedeva e vede i suoli destinati all’agricoltura, come “di risulta” o “di riserva” per l’ulteriore espansione urbana ed industriale ed, in definitiva, di una corrente di pensiero che ha sempre considerato una sorta di posizione subalternata dell’agricoltura di fronte ad altre attività economiche, per cui i fondamentali interessi di cui essa è portatrice vengono sottovalutati.

Si è operato in un ambito in cui da un lato si predicano teorie suggestive sullo sviluppo dell’agricoltura e, perché no, del mondo rurale, si esaltano tradizioni da salvaguardare e si ipotizzano ruoli fondamentali per la tutela  della produttività agricola, ma poi dall’altro si conferiscono strumenti operativi spesso inadeguati e limitanti.

La materia urbanistica intesa, secondo la nuova accezione, come “governo del territorio”, è venuta sempre più precisandosi negli anni, attraverso una legislazione ed una attività amministrativa regionale che si sono preoccupate di ricomprendere tutte le funzioni attinenti un corretto assetto dl territorio.

Gli obiettivi della politica regionale hanno mirato, quindi, a dotare tutti i Comuni di strumenti urbanistici generali al fine di avere tutto il territorio coperto da pianificazione. Soltanto begli ultimi anni, ed in particolare nella legislazione regionale, si sta facendo strada una corretta valutazione della destinazione agricola dei terreni nell’ambito della “pianificazione urbanistica”.

Nello specifico, quella della Regione Lazio (L.R. 38/99 e ss.mm.ii.) ha in qualche modo posto rimedio a molte inesattezze, introducendo delle norme di calmiere sull’utilizzo delle Zone Agricole, disciplinandole in maniera propria, ma facendole precedere da uno studio agro-pedologico, con l’individuazione delle Zone omogenee, che ne definisse meglio il suo uso, sulla base della rilevata vocazione e suscettibilità.

In alcune realtà locali, si è predisposto il “Piano delle Zone Rurali” atto ad indicare le direttive per la tutela del territorio non ancora urbanizzato ed al fine di organizzare “un rapporto coerente tra lo Sviluppo Urbano e la tutela delle Zone Rurali”.

I Piani di Tutela Paesaggistica hanno poi determinato una sterzata notevole all’azione di tutela (per alcuni versi esagerata) e di freno a questo sconsiderato e atecnico sistema di gestione di un patrimonio non solo naturale, ma culturale e irripetibile del nostro paese. Questo, in definitiva, per dire che il rapporto urbanistica/territorio agricolo, se non è stato proprio un rapporto conflittuale, non si è certo basato sul reciproco interesse.

A questo punto è indispensabile proporre una ipotesi alternativa: un progetto per le Zone rurali che consenta di passare da un momento puramente passivo e vincolistico ad una fase di recupero e rilancio.

Si avverte sempre più la necessità non più rinviabile di un approccio globale al problema: un approccio di tipo interdisciplinare, che tenga conto e coordini tra loro le diverse componenti che interagiscono in un sistema per sua natura articolato e complesso.

Quello che sembra importante è di fare, soprattutto un deciso passo in avanti, rispetto all’obbiettivo sia pure qualificante della tutela (passiva) del territorio, evitando una imbalsamazione dell’esistente, ma trovando modi di sviluppo coerenti con le esigenze di tutela del paesaggio e dell’esistente edificato.

Tutto ciò dovrebbe rappresentare un atteggiamento culturale che dovrà essere seguito dalle regioni e che abbandona definitivamente il criterio  di considerare le aree agricole come “aree di risulta”, nelle previsioni degli strumenti urbanistici generali in attesa dell’espansione urbana.

Il primo intervento organico dovrebbe costituire l messa a fuoco delle criticità, mediante un approccio interdisciplinare dello sviluppo rurale per attività di agriturismo, di turismo rurale e dei servizi per l’accoglienza e l’artigianato, adottando per questo le necessarie correzioni quali:

a)      rimedi legislativi;

b)      Tutela attiva e vincolistica/bucolica del territorio rurale;

c)      Interventi edilizi in zona agricola;

e, quindi:

a)      omogeneizzazione della disciplina normativa de territori agricoli soprattutto per quanto riguarda le attività di agriturismo e di tutto ciò ed esso connesso. A tal fine procedere non già soltanto la possibilità di ampliamento dell’edificato esistente, bensì anche la possibilità di realizzare nuova edificazione con una “Disciplina specifica per le nuove costruzioni” ed una “Disciplina del patrimonio edilizio esistente”;

b)      necessaria rivisitazione della disciplina di tutela paesaggistica imposta dai rimpettivi Piani Territoriali Paesistici regioni al fine di rendere omogenee le norme attuative per gli interventi nelle zone agricole vincolate, nel rispetto, beninteso, delle peculiarità territoriali delle varie regioni;

c)      predisposizione d un testo di indirizzo per gli interventi edilizi nelle zone agricole, soprattutto per quelle coperte da vincoli paesaggistici, che debbono risultare compatibili con la conservazione dei valori tipici e tradizionali propri del mondo agricolo e con la difesa dell’esercizio dell’attività agricola, quale strumento attivo per la conservazione del patrimonio ambientale da tutelare.

 

 

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